Sono giorni questi in cui (fortunatamente) la politica riempie le pagine dei principali quotidiani nazionali, troppo impegnati a raccontare in diretta il tramonto inevitabile di una stagione, la più brutta, della nostra Seconda Repubblica. Tutte le aperture si concentrano sulle piazze gremite e festanti, l’immagine di una riscossa civile e di una società che ha voglia di lasciarsi alle spalle il recente passato e voltare finalmente pagina.  L’informazione, in particolare, ha vissuto in questi anni una fase di conflitto permanente, senza precedenti, tra quelli che definiamo gli house organ della famiglia Berlusconi asserviti alla maggioranza (Il Foglio,Il Tempo, Libero ed Il Giornale) e l’informazione alternativa (in particolare quelli di area più “progressista”) che ha scandito ordinariamente le nostre giornate.

A mio avviso c’è però ora un aspetto che accomuna tutti e che personalmente mi inquieta :  il silenzio sul fronte libico. Si tratta di un conflitto nel quale siamo piombati improvvisamente senza alcun preavviso, trascinati dal decisionismo di Sarkòzy, nel bel mezzo delle suggestive celebrazioni per i 150 anni dell’Unità di Italia, senza un dibattito pubblico (serio), salvo solite “boutade” elettorali (la Lega che promette una via d’uscita nel giro di poche settimane, come se si potesse fissare subito la fine di una guerra), considerando ovvia e scontata la nostra partecipazione contro un Paese con il quale avevamo firmato solo 2 anni fa un trattato di amicizia.

Tralasciamo le ragioni storiche, che ci vedono  colonizzatori della Libia nella guerra Italo turca del 1911, inseriamo la nostra “missione di pace” nel contesto economico odierno : la disoccupazione giovanile sfiora il 30%, il debito pubblico è ai livelli di guardia, la ripresa economica ancora un miraggio. Quanto ci costerà?

Ricordiamoci anche che l’Europa ci chiederà presto un’altra manovra finanziaria, che molto probabilmente verrà calendarizzata già quest’autunno e come se non bastasse il nostro Paese  vive una situazione di forte instabilità politica, dovuta ad un “arroccamento nel palazzo della (vecchia) maggioranza” ormai sempre più sfilacciata e divisa.

Il settore più colpito è ovviamente il turismo, fonte di reddito non indifferente per gli abitanti siciliani : nella sola Lampedusa, si sono stimate perdite per oltre 4 milioni di euro solo nel periodo pasquale, è facile prevedere che sarà decisamente un anno nero per l’economia dell’isola. L’idv in questo senso si è attivata (mozione del 23 Marzo scorso n 1/000641 presentata alla Camera dei Deputati firmatari Messina, Leoluca Orlando, Donadi, Borghesi, Evangelisti ) chiedendo al governo di impegnarsi ad assumere le necessarie iniziative dirette a sospendere per i residenti nell'isola di Lampedusa almeno fino al 31 dicembre 2011 i termini per l'adempimento di obblighi di natura tributaria e contributiva e dell’assicurazione obbligatoria, un aiuto concreto molto più efficace dell’iniziativa pubblicitaria Magic Italy promossa dal governo.

I costi della missione sicuramente incideranno non poco sul nostro bilancio e sono, a mio avviso, destinati a crescere esponenzialmente. E’ sotto gli occhi di tutti la sproporzione tra le forze in campo, i lealisti sono in netta minoranza, è molto probabile che il dittatore libico giocherà le sue carte per condurre una guerra di logoramento cercando di allungarne i tempi.

Newsweek ci racconta come le truppe del regime sfruttino posizioni sensibili come siti archeologici, obiettivi civili, ospedali per nascondere armi e munizioni e sfuggire così alle operazioni alleate.

L’azione dei ribelli è in molti casi troppo disorganizzata, dopo una prima fase di successi le milizie anti regime sono state costrette ad indietreggiare perdendo due città di grande importanza strategica come Brega e Ajdabiya. Non è scontato quindi in futuro un aiuto alleato anche “a terra”.

Come se non bastasse l’ammiraglio Mark Stanhope della Royal Navy è intervenuto criticando aspramente i tagli alla Difesa che il governo di Cameron ha portato avanti, minacciando di non essere in grado in queste condizioni di proseguire le operazioni oltre l’estate. Anche i nostri connazionali sono ai ferri corti con il governo che non riconosce l’indennità di missione per le azioni in teatro di guerra (un regio decreto del 3 giugno 1926), una circostanza a dir poco spiacevole per chi si trova nel bel mezzo di un conflitto.

Sempre Newsweek pubblica sul suo sito un articolo intitolato Exodus dove viene descritto il viaggio disperato di migliaia di migranti che fuggono dalla guerra, contiene al suo interno un’intervista agghiacciante del parroco di Lampedusa Pietro Nastasi che racconta di aver fotografato numerosi naufraghi purtroppo deceduti non riconosciuti e di conservare le foto, nella speranza che possano prima o poi essere identificati dagli altri esuli. Scioccante è anche la testimonianza di alcuni pescatori che raccontano di aver trovato più volte i corpi senza vita dei migranti impigliati nelle reti.

Ci troviamo di fronte ad una catastrofe umanitaria senza precedenti, dove il silenzio generale delle istituzioni (dov’è l’Europa? ) e dei media è raccapricciante. Tornando alla missione sempre più incerta, a questo punto la domanda mi sembra più che mai lecita, ma davvero abbiamo da guadagnarci? Non siamo già presenti su troppi fronti?

Matteo Viberti